Antonio Bizzozero
(1857-1934)

Il Regime Fascista, con la sua forte propensione alla esaltazione del mondo rurale in genere e delle attività agricole in particolare, trovò nella provincia di Parma "terreno fertile" ed una importante referenza per la sua attività di propaganda delle scelte e delle politiche agricole introdotte nel Regno d'Italia dal regime. Il "terreno fertile" parmense era stato infatti magistralmente rigenerato da Antonio Bizzozero e dai suoi collaboratori della Cattedra Ambulante di Agricoltura nel corso degli anni (ma sarebbe più pertinente dire nel corso dei "decenni")che a partire dal 1893 e fino alla malattia del "maestro", che nel 1929 lo costrinse ad abbandonare ogni attività conservando solo la presidenza ad honorem del Consorzio Agrario, innalzarono la provincia di Parma ad un livello di efficienza ed organizzazione delle attività agricole ed agroindustriali tale da proporla alla attenzione ed ammirazione degli agronomi, dei tecnici agrari, degli amministratori pubblici e dei politici, e non solo in ambito nazionale.
L'espressione coniata all'inizio del '900 di "rinascimento parmigiano", che sintetizzò perfettamente l'evoluzione del territorio parmense e della sua qualità agraria raggiunta nel periodo compreso tra l'ultimo decennio dell'ottocento ed i primi due del novecento, è quanto mai significativa ed emblematica. Il fascismo italiano ne fece subito un proprio "fiore all'occhiello" e la personalità di Bizzozero non potè esimersi dall'esserne in qualche modo coinvolta.


La "battaglia del grano"
devastante colpo di grazia
alla viticoltura parmense


Antonio Bizzozero non era certo persona da modificare facilmente le proprie idee, per una buona serie di motivi, carattere e temperamento a parte: in primo luogo era ben consapevole della correttezza e fondatezza delle sue opinioni e, al tempo stesso, della pervicace arretratezza di quelle caldeggiate da chi gli si opponeva, in pratica la stragrande parte del sistema agrario dell'epoca; in secondo luogo la sua preparazione professionale e la sua intelligenza gli permettevano di valutare con precisione i malanni congeniti dell'agricoltura del suo tempo, sia da un punto di vista specificamente culturale, sia con riferimento ai suoi principali protagonisti ed interpreti, i grandi, meno grandi e piccoli proprietari terrieri, gli affittuari, i mezzadri, i famigli, i braccianti. Per questo suo solido profilo culturale e caratteriale, non esito a definire ambiguo e ipocrita il riferimento alla adesione convinta di Bizzozero alla "battaglia del grano", assolutamente da vincere, costasse quello che costasse perchè così pretendeva il Duce, anche nei terreni della collina parmense, dove prosperava ed era in piena evoluzione la coltura per essa più vocata: la vite.
La memoria dei politici e dei politicanti, allora come sempre, era fisiologicamente corta, evanescente, come pure quella dei loro estimatori e portaborse. Così l'autore dell'articolo che ho riproposto qui a lato avrebbe dovuto ricordare che per decenni, fin dalle sue prime ricognizioni sui terreni agricoli della provincia di Parma, Antonio Bizzozero si era subito convinto ed era divenuto quindi tenace quanto autorevole propugnatore di scelte e criteri agronomici diversi da quelli allora privilegiati, soprattutto con riferimento alle destinazioni colturali nelle diverse zone agricole provinciali. La collina, sostenne Bizzozero per tutta la sua lunga ed attiva vita parmigiana, non doveva essere coltivata a grano, per il quale assai più adeguata era la pianura; ma a colture alternative e più confacenti alla natura del terreni collinari, alle loro esposizioni, ai loro microclimi. Quali colture? Bizzozero non ebbe mai dubbi: indicò subito gli alberi da frutta e, soprattutto, mise in primo piano la vite, l'organizzazione razionale e la cura competente dei vigneti.
Fin dalle prime edizioni dell'Avvenire Agricolo (1893) l'importanza della vite nella collina parmense fu costantemente sostenuta dallo stesso Bizzozero e dagli agronomi specializzati della Cattedra ambulante di agricoltura di Parma.
Avrò modo di dimostrarlo in altre pagine storiche di prossima pubblicazione.

Quel giovane Maestro salito in Cattedra...
Antonio Bizzozero, l'uomo che alla fine dell'800 inventò nel parmense
la nuova agricoltura italiana del XX secolo

Le onoranze del regime nelle pagine del Bollettino Agricolo dell'Unione Provinciale Fascista Agricoltori di Parma, supplemento al n. 128 del Corriere Emiliano, il giornale del Partito Fascista proprietario della Gazzetta di Parma dal 1928 al 1943. Verità storiche ed ipocrisie politiche nel profilo di Antonio Bizzozero, scritto da G. Savazzini
(dalla prima pagina del Bollettino Agricolo)
Nel gennaio 1893 veniva dato alla stampa per la prima volta l'Avvenire Agricolo nel quale Antonio Bizzozero tracciava il programma di azione della nuova Cattedra Ambulante di Agricoltura, sorto nella nostra provincia pochi mesi prima ed alla quale Egli era stato preposto.
Antonio Bizzozero, aveva allora di poco superato la trentina (era nato a S.Artion di Treviso l'8 ottobre 1857) e già da una decina d'anni si era prodigato, da Lonigo, ove dirigeva una modesta scuola di agraria, in una attività di propaganda in quel territorio e in parte di quello della provincia di Vicenza, Padova, Verona, precisamente come un professore ambulante di agricoltura. «Conoscevo - egli scrive - assai bene gli uomini e la terra, che altrimenti non mi sarei assunto un così arduo compito».
Ed il compito era grave invero. La nostra provincia e la sua economia prettamente agraria, come del resto tutta Italia, e tutta l'agricoltura italiana, si trovavano in quegli anni sotto l'incubo di depresse condizioni, dovute ad una lunga crisi che dal 1880 al 1890 aveva penosamente gravato e gravava pure allora, sulle nostre terre e sull'arte dei campi, legata ad una tecnica basata, più che altro, su vecchie norme dettate dalla tradizione e su concezioni passatiste della vita economica e sociale della Nazione.
Così, nel primo articolo di programma, Antonio Bizzozero, incominciava a far sentire la Sua voce di innovatore e di suscitatore di energie latenti: «Bisogna far toccare con mano che non si può tirar avanti con la teoria del nonno; che la professione dell'agricoltore è nobile quanto quella dell'avvocato, dell'ingegnere, del medico; che l'agricoltura offre tante liete soddisfazioni come nessun'altra industria può offrire; che non si può diventare agricoltore dall'oggi al domani, ma solo con una seria preparazione di studi e colla pratica, perché cessi una buona volta per l'avvenire d'Italia lo sconfortante spettacolo degli agricoltori improvvisati e dell'apatia della gioventù colta e ricca per gli studi agricoli superiori».
Sorretta da tali nobili intendimenti e da un sapere tecnico vasto e profondo e da una grande passione, nacque così la Sua Cattedra di Agricoltura che Antonio Bizzozero formò e plasmò seguendo le peculiari caratteristiche della Sua personalità e del Suo animo: semplicità di organizzazione, accessibilità a tutti, vasta e acuta lungimiranza nelle direttive da seguire e dei problemi da affrontare, agilità e prontezza nell'azione per accorrere prestamente ovunque si presentasse necessaria la Sua azione, sì da arrivare «fino all'ultimo casolare, fino all'ultimo uomo», secondo la felice espressione del Duce, che egli amava sovente ripetere perché trovava in questa stessa frase del grande Capo rinnovatore d'Italia, altissimamente valorizzato quanto egli aveva già pensato ed applicato in un quarantennio di apostolato compiuto con lungimirante intelligenza e con vivida fede.
E la Sua Cattedra, da le umili origini, dai modesti mezzi finanziari di cui fu nei primi anni dotata, Egli, con il suo lavoro diuturno, sviluppò, ne accrebbe le possibilità tecniche, perfezionò e rese, luminoso esempio e modello imitato gradatamente in tutta Italia. Lo stesso Bizzozero, per la fama che attorno a Lui si era formata, venne chiamato in parecchie province del Regno, ad organizzare nuove Cattedre, a iniziarne, a sorreggerne nei primi passi l'attività. Cito fra le tante, la cattedra ambulante per la provincia di Roma. Si estese in tal modo in tutta la Nazione, la vasta rete delle Cattedre di agricoltura, di queste istituzioni prettamente italiane, che egli definì garibaldine, per la brillante vivacità della loro azione fattiva, ed alle quali indubbiamente si deve gran parte della redenzione e dei progressi compiuti dalla odierna agricoltura nazionale.
La Cattedra di Parma fu anche un fecondo vivaio di allievi: poiché moltissimi furono i collaboratori di Antonio Bizzozero che, appresa qui in provincia nostra, sotto la Sua guida, la non facile arte del propagandista e forti del Suo insegnamento, si diffusero in tutta Italia, per seguirne le tracce assurgendo taluni ai più alti posti della vita agricola del Paese.
(La cooperazione in agricoltura. La fondazione del Consorzio Agrario Cooperativo)
Ma Antonio Bizzozero fu pure un precursore della organizzazione degli agricoltori, in quanto Egli comprese come non basta diffondere le razionali norme della tecnica agricola, ma occorreva che la grande massa che vive della terra, trovasse nella unione, la forza per sorreggere se stessa nella esplicazione della sua attività produttiva. E fondò allora il Consorzio Agrario Cooperativo, altra Sua creatura prediletta, che Egli portò da una umilissima forma e consistenza, con la assidua Sua vigile opera e con la Sua grande passione, alla potenza della presente Organizzazione, formandone uno dei maggiori fattori della vita economica della provincia. E pure il Consorzio Agrario trovò, in breve volgere di tempo, imitazioni in tutta Italia, poiché in quasi tutte le province, rapidamente sorsero sull'esempio del Consorzio di Parma e per l'opera di propaganda e di volgarizzazione esplicata dallo stesso Bizzozero, chiamato ovunque, altrettanti simili Enti cooperativi.
E sempre nel campo della cooperazione, Egli profuse per la creazione ed il funzionamento delle Fabbriche cooperative dei perfosfati, delle Latterie Sociali, delle Casse Rurali, e di tante altre forme cooperativistiche, lasciando sempre impronte indelebili del suo alto ingegno.
(L'industria zuccheriera e la rivoluzione zootecnica)
L'industria zuccheriera trovò pure un patrocinatore illuminato nel Bizzozero; molti degli impianti degli zuccherifici oggi in attività a Parma, Legnago, Montepulcano, San Vito al Tagliamento, sorsero in seguito alla propaganda intensa svolta da Lui per l'introduzione della coltivazione, pressoché allora ignorata, della bietola da zucchero.
Nel campo zootecnico, Egli in special modo rifulse. Obbedendo alla necessità del periodo in cui venne a trovarsi, periodo in cui si andava incrementando l'industria lattiera e la produzione parmigiana del celebre classico formaggio grana aveva trovato nuove vie di sbocco specialmente all'estero, s'imponeva all'agricoltura parmense l'adozione di una nuova razza di bestiame bovino che potesse per le sue maggiori attitudini lattifere far fronte alla crescente richiesta dell'industria casearia. E allora, diffuso in tutti i poderi parmigiani, per la insistente Sua voce di maestro, il prato artificiale di erba medica, miglioratore e fecondatore della terra coltivata, perfezionati i mezzi di lavorazione dei campi, introdotta la pratica della concimazione chimica, e nuove varietà di semente per tutte le piante coltivate, accresciuta quindi potentemente la redditività dei nostri terreni, Egli riuscì a dotare il podere nostro della nuova razza bovina bruna. E di questa farne oggetto di una continua opera selettiva, particolarmente nella pianura e nel colle, ma pur su la montagna, sì da portarne la produzione lattiera della provincia da 500 mila q.li, come era al Suo arrivo fra di noi, a 1 milione e 400 mila quintali raggiunti in questi ultimi anni.
Poiché il bestiame che egli aveva trovato nella misura di circa 80 mila capi, allorché era venuto a Parma a creare la Sua Cattedra, Egli lo lasciava al termine della Sua indefessa attività propagandistica accresciuto a circa 200 mila capi e pressoché completamente trasformato.
(L'avvento del Fascismo e la Battaglia del Grano)
Ma venne il grave periodo della guerra. Antonio Bizzozero spinto dal più intenso amore verso la Patria, oltre dare tutta la Sua opera di tecnico, di propagandista, nel campo agrario, si è prodigato, con nobili sacrifici, in atti che ne dimostrano la infinita bontà del Suo cuore.
Cessata la guerra, nel periodo torbido del sovversismo, Egli comprese la bellezza e la santità delle nuove idee conclamate dal Fascismo sorgente e quasi settantenne, si iscriveva fra i primi nelle file del Fascio, facendosi gregario disciplinato ed ossequente alle direttive del Regime.
Così nei riguardi di una delle basilari manifestazioni del Regime, la Battaglia del Grano, Egli che fu sempre convinto assertore che la terra nostra poteva dare tutto il grano necessario alla sua popolazione, si allineò animato da sacro fervore fra i più fervidi combattenti della patriottica gara, portando con la Sua parola incitatrice e con la Sua lunga esperienza, la provincia di Parma ad un punto di estrema avanguardia.
(Cittadino onorario di Parma. Le onoreficenze. i lasciti, le donazioni alla Cattedra)
Antonio Bizzozero, eletto cittadino onorario di Parma, Cavaliere del Lavoro, onorificenza che gli era particolarmente cara poiché era il riconoscimento della Sua vita tutta improntata dal lavoro, si è conquistato, in un quarantennio di intensa operosità di vero apostolo, l'amore di tutti gli agricoltori di Parma che verso di lui nutrivano il più profondo affetto ed erano per Lui la più grande riconoscenza, per Lui, che, umile con gli umili, era entrato in tutte le case dei rurali nostri a portarvi la Sua buona, la Sua dolce persuasiva parola.
E gli agricoltori di Parma hanno, in ripetute occasioni, dimostrato il loro affetto verso il grande amico e con manifestazioni memorabili; e sono risultato di questa meritata simpatia ed ammirazione i lasciti e le donazioni fatte in favore della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Parma, quali la Fondazione Riccardi, la Fondazione Bizzozero, destinate insieme all'Opera Pia Biggi, pure sorta per impulso Suo, oltreché a ricordare ed onorare l'amato Maestro, ad integrare, a rafforzare, l'attività della Istituzione, la Cattedra di Agricoltura, da Lui creata ed intimamente legata al Suo nome glorioso.
In una memorabile manifestazione voluta dagli agricoltori parmensi circa diciassette anni fa ad esaltazione del loro Maestro, Egli parlò e rivolgendosi ai suoi rurali ed acclamando alla grande Vittoria, sovratutto dovuta all'eroismo della gente dei campi, disse «che se l'Italia voleva trarre tutti i frutti dalla gloriosa Vittoria e dalla sua posizione di grande Nazione continuatrice delle tradizioni di Roma, essa doveva dare alla terra tutto il suo amore, tutte le sue energie, tutto il suo sapere».
Tale è in breve l'uomo di cui si onora oggi la memoria e che in sé compendia l'attività, il rinnovamento, il progresso agrario di quaranta e più anni dell'agricoltura parmense e dell'agricoltura italiana e tutto l'intenso lavoro intrapreso e compiuto per dare una nuovo volto e una immensamente accresciuta potenzialità di rendimento all'industria agricola, non solo della nostra provincia, ma di tutta l'Italia. Antonio Bizzozero ha lasciato agli agricoltori parmensi, agli agricoltori d'Italia, una larga eredità di opere e di insegnamenti, una larga eredità di affetti. Ed il Suo nome scolpito in eterno, nell'avvenire della Patria.
Gio. Savazzini